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Religione e gambling: quando la spiritualità sfida il gioco

Recenti studi hanno dimostrato che la religione è uno dei principali “freni inibitori contro il gambling “.

Da quando il fenomeno del gioco d’azzardo si è diffuso a macchia d’olio, gli studi ad esso relativi hanno subito un’impennata. In particolar modo, sociologi e psicologi hanno scritto fior di trattati sulle ragioni che spingono gli individui a giocare. Parallelamente a questi canali di studio, sono aumentate anche le leggi, soprattutto a livello regionale, per limitare l’abuso di gioco e, conseguentemente, abbattere il fenomeno ludopatico.
In questa specie di gioco tra le parti, tra aspetti psicologici e fenomeni legali, c’è un terzo protagonista che rimane nell’ombra, ma che ha un ruolo importante nell’orientare le scelte dei soggetti contro il gioco: la religione.

 Tutte le religioni, nessuna esclusa, condannano il gioco d’azzardo come una forma di Satana. A dire il vero, la Bibbia non parla apertamente del gioco, ma punta l’indice contro l’amore per il denaro. Il Corano, invece, afferma che il “piano di Satana è quello di eccitare, indurre, e generare odio tra voi con bevande alcoliche e giochi d’azzardo, che vi impediscono di ricordare il Signore con la forza della preghiera“.

Nella cultura vedica, infine, evitare il gioco d’azzardo rientra nel pilastro della veridicità, ovvero uno dei quattro (gli altri sono misericordia, austerità e purezza) del Dharma, che bisogna seguire per una corretta impostazione della vita umana e del suo sviluppo armonioso. Analizzando questi precetto verrebbe da credere che, chi è religioso, tenda a giocare meno.

Questa tesi è stata portata avanti anche da un recente studio sul rapporto gioco-religione, pubblicato integralmente su freeslotmachine.it. Qui è stato dimostrato che gli uomini di età compresa tra i 31 e i 40 anni, le persone di colore e quelle meno istruite, hanno presentato i sintomi più gravi di gioco d’azzardo patologico, mentre la devozione e la fede possono contribuire a indurre la gente a non giocare in modo compulsivo.

In una recente intervista il professor Luigino Bruno, economista e cattolico, ha affrontato il problema del gioco d’azzardo, analizzandolo in corrispondenza al cattolicesimo. Secondo il docente, nonostante molte parrocchie si impegnino a contrastare il gambling anche all’interno di esse esistono delle resistenze. Stando alle sue parole “un anziano su tre gioca regolarmente; tante persone (anche fra coloro che frequentano le parrocchie) regalano ai nipoti i Gratta e vinci, senza rendersi conto del rischio di creare dipendenza”. Una delle soluzioni da lui proposte è che i parroci affrontino l’argomento del gambling anche durante l’omelia della Messa.

C’è da dire che la Chiesa Cattolica è da una decina di anni in lotta contro il gioco d’azzardo con iniziative volte a sensibilizzare le masse e indagando sul malessere che spinge l’individuo a diventare un malato ludico. Come ha riconosciuto il sociologo Marco Dotti, il grande merito della Chiesa sta nel fatto di aver affrontato il problema del Gap non dal lato individuale, come fanno i sociologi, ma collettivo e relazionale, andando a scavare sulla situazione famigliare del malato e coinvolgendo gli affetti a lui vicini nel processo di guarigione. Lo stesso Papa Francesco, il 4 febbraio scorso durante un incontro sull’Economia di comunione promosso dal movimento dei Focolari, si è scagliato contro il gambling definito “culto idolatrico”.
Infine, va ricordato che, a partire dal 2012, sono nate iniziative di sensibilizzazione e coordinamenti per tentare di affrontare il problema che si sta allargando a macchia d’olio. Tra queste spicca  l’associazione “No Slot”, grazie alla quale una rete di comunità, territori, associazioni e singoli cittadini si è data una forma giuridica per continuare a combattere il fenomeno ludopatico.

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