Uno degli argomenti più discussi degli ultimi anni è quanto incide il costo della politica sulla spesa pubblica nazionale e cosa potrebbe essere risparmiato (sarebbe anche interessante capire quanto questi risparmi potrebbero essere utili al progresso del Paese).

La difficoltà principale nello stimare i costi della politica sta nel fatto che fino a qualche tempo fa le istituzioni, non tanto quelle nazionali quanto quelle locali, erano piuttosto refrattarie a diffondere dati sui compensi delle cariche istituzionali. Con nuove norme sulla trasparenza di rango nazionale e sovranazionale, però, la situazione è cambiata e da qualche anno a questa parte siamo in grado di capire a quanto ammonta effettivamente la spesa pubblica destinata alla politica.

Un rapporto con delle stime attendibili è stato stilato nel 2013 dalla UIL, pubblicato poi anche dal Sole 24 Ore.

Vogliamo innanzitutto fornire qualche dato generale, per poi analizzare nel dettaglio i costi della politica, diretti e indiretti, derivanti dai vari organi statali, includendo anche le istituzioni che nel rapporto vengono definite sovrabbondanti.

Innanzitutto: quante persone, nel nostro Paese, vivono di politica, direttamente o indirettamente?

Secondo il rapporto, 1,1 milioni di cittadini sono coinvolti nella politica, il che vuol dire che questa dà lavoro al 5% degli occupati in Italia.

Essi sono costituiti da oltre 144mila individui, così distribuiti:

  • 041 parlamentari (nazionali ed europei), ministri e sottosegretari;
  • 270 presidenti, assessori e consiglieri regionali;
  • 446 presidenti, assessori e consiglieri provinciali;
  • 834 sindaci, assessori e consiglieri comunali.

Oltre ad essi, ci sono da aggiungere:

  • 24mila consiglieri di amministrazione di società pubbliche;
  • 45mila persone negli organi di controllo;
  • 39mila collaboratori e segretari dei politici;
  • 324mila tra portaborse, collaboratori e segretari;
  • 545mila professionisti che ricoprono vari incarichi.

Organi centrali dello Stato

Per organi centrali intendiamo la Presidenza della Repubblica, la Presidenza del Consiglio, le sedi centrali dei Ministeri, le due Camere e la Corte costituzionale.

Le spese per questi organi nel 2013 sono state di quasi 3 miliardi di euro, di cui 458 milioni sono stati spesi per la sola Presidenza del Consiglio.

Una curiosità: il CNEL, che sarebbe stato abolito qualora avesse vinto il SÌ al referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, costa soli 19 milioni di euro.

La Camera dei Deputati costa, da sola, quasi un miliardo di euro: le spese, del 2013, infatti, si attestano a 943 milioni, mentre erano 993 milioni nel 2012.

Regioni, Province e Comuni

Il costo di questi tre organi, combinati insieme, è di 3,1 miliardi di euro annui, di cui un miliardo dovuto alle sole Regioni, mentre le Province spendono 409 milioni e i Comuni 1,7 miliardi.

A lungo si è discusso riguardo l’abolizione delle Province, ma a veder bene, significherebbe eliminare la minore delle spese.

Un altro costo giudicato sovrabbondante è quello dei Comuni al di sotto dei 15mila abitanti, che potrebbero essere accorpati, generando un risparmio di 3.2 miliardi su un totale di 7,1 miliardi.

Nel biennio 2011-2012 le Regioni hanno tagliato molti dei costi istituzionali e in questa legislazione l’abolizione del vitalizio dovrebbe diventare realtà. Il numero di consiglieri, inoltre, è stato ridotto notevolmente, ma tuttavia è stata introdotta la figura dell’assessore esterno.

Società pubbliche

Le società, gli enti, i consorzi e le fondazioni finanziate da denaro pubblico o affiliate alla pubblica amministrazione contribuiscono alla spesa totale per 2,6 miliardi di euro.

Consulenze e altri incarichi

Le consulenze e gli incarichi affidati a dipendenti pubblici o a società esterne ammontano a 2,2 miliardi, di cui 580 milioni sono conferiti da società pubbliche.

I costi per i trasporti (auto blu, taxi, noleggi, ecc.) ammontano a circa 2 miliardi di euro.

Conclusioni

Le considerazioni a cui giunge il rapporto sono ottimiste, avendo notato una diminuzione dei costi negli ultimi anni, ma ci sono ancora molti istituti e uffici che producono costi, ma nessun vantaggio. Altri costi sovrabbondanti potrebbero essere tagliati e una gestione più sobria del patrimonio potrebbe aiutare a risparmiare piccole somme di denaro che potrebbero essere reinvestite in miglioramenti per i territori.